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Il Presidente Castelli saluta la sua "Corte"

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foto di Pasquale Prencipe
News 22 novembre 2023

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La sua risata (contagiosa) rimarrà impressa tra i corridoi di Palazzo. Non solo al settimo piano, quello del suo ufficio, dove per sette anni e mezzo ha guidato la Corte d’appello: 16 aprile 2016, 8 novembre 2023. Dal giorno del suo settantesimo compleanno, Claudio Castelli è in pensione. Mai nessuno prima di lui è stato presidente così a lungo, a Brescia, che lo ha visto vivere dal lunedì al venerdì in centro storico, salvo tornare nella sua Milano il weekend. «Qui sono stato benissimo: questo è un distretto di grande qualità e dimensioni ideali, che consentono di lavorare bene». Ma, con «grandi problemi», spesso al centro delle sue «battaglie» quando la voce della giustizia bresciana ha dovuto arrivare a Roma. Perché «è un territorio da sempre sottodimensionato, rispetto al personale e ai magistrati, con un ulteriore aspetto che si sta ponendo in modo drammatico per gli amministrativi: non c’è reclutamento. I bandi vanno a vuoto». La vita costa troppo. E non sono bastate le convenzioni per gli alloggi, per esempio. «Se continua così, non gli uffici giudiziari — nel nord e soprattutto qui — non andranno avanti. È un problema critico del prossimo futuro».

Di motivi di orgoglio Castelli ne ha parecchi. Uno su tutti: «La situazione in Corte è enormemente migliorata». Snocciola i numeri (come sempre, parlando velocissimo): «Dal 2019 registriamo un calo di pendenze del 54,5% nel penale e del 38,6% nel civile». Proprio nel penale, i processi pendenti erano 11 mila nel 2011, 8.600 nel 2016, mentre «oggi sono poco più di duemila: significa che i fascicoli in arrivo vengono fissati». Nel civile il quadro «è più difficile» ma anche per un motivo: «Negli anni 2016/18 sono sopravvenute moltissime cause di protezione internazionale e abbiamo assistito a un’esplosione di procedimenti bancari, dovuta alla crisi economica e a un cambio di orientamento della Cassazione». Che hanno portato, tra il 2017 e il 2018, in Corte «al doppio delle sopravvenienze rispetto al 2015». Essere riusciti a «ridurle così drasticamente», quindi, «è certamente un risultato positivo». E se settori come lavoro, famiglia e minori, non avvertono grandi criticità, in altri, invece, «la conclusione della causa viene fissata a uno o due anni»: 349 giorni il tempo medio per la chiusura (nel civile) secondo i dati ministeriali. Eccolo, un rimpianto. «Avrei voluto portare a termine il recupero dell’intera l’attività del civile, in modo che i procedimenti, tutti, si chiudessero in un anno, diminuendo l’arretrato ultra-biennale. Ma servono tempi più lunghi». Anche alla luce del fatto che in Corte mancano tre magistrati e due presidenti di sezione.
Le statistiche dicono che in termini di miglioramento, il distretto bresciano si piazza al quarto posto in Italia nel penale — dopo Bolzano, Napoli e Caltanissetta — e al decimo nel civile: «Con questo trend, gli obiettivi del Pnrr nel penale sono raggiungibilissimi, mentre nel civile c’è da lavorare ancora sugli arretrati».

Orgoglioso, Claudio Castelli, lo è anche per essere riuscito a «sdoganare il Palagiustizia come parte della città» con i concerti, gli spettacoli teatrali e le tante iniziative proposte. Anche perché «quando fai il magistrato, in particolare con un ruolo apicale, hai un obbligo nei confronti dell persone: devi cercare di far capire loro che c’è un giudice a cui si possono rivolgere in caso di ingiustizie. Non so se siamo riusciti a farlo, ma so che ho sempre risposto a tutti coloro che mi hanno scritto».

di Redazione
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